Basara Milano: la sushi pasticceria di Danilo e Hirohiko


“Tutto è iniziato per gioco o quasi. Ho conosciuto Hiro frequentando assiduamente il locale dove lavorava a quei tempi, Mizu: prima di incontrarlo non avevo mai avuto a che fare con la ristorazione. Siamo insieme dal 2011 e non abbiamo mai litigato, ci completiamo alla perfezione, fra l’altro siamo entrambi del capricorno, per cui testardi e ambiziosi”.

A sentire Danilo Migliarese sembra tutto facile, lo ascolti e ti pare sia ignaro del fatto che tantissime attività iniziate “per gioco” e con un socio siano andate male, per usare un eufemismo.
Certo, ognuno vive la sua vita, semina e raccoglie secondo i suoi valori, per cui visti i risultati possiamo convenire che Danilo e Hirohiko Shimizu abbiano indovinato tutte le mosse, i loro ristoranti sono sempre pieni, la loro ascesa dirompente; di recente hanno aperto il terzo Basara milanese, in Via Washington al 70, ora stanno già pensando alle prossime. “Star fermo mi agita”, racconta sorridente Danilo.


“Fino al 2010 mi occupavo di tutt’altro, vendevo intimo da donna, Cotonella e Pierre Cardin. Avevo il pallino dei locali ed un giorno incontrai Hiro ad una cresima, mi raccontò che fare il dipendente ormai gli stava stretto. Era dicembre del 2010, tre mesi dopo avevamo già aperto il nostro primo ristorante, in Via Tortona. Ho studiato la zona per settimane, mi piazzavo sul ponte che attraversa la ferrovia e mi annotavo il numero di persone e soprattutto il target. Così, giorno dopo giorno mi rendevo conto che la location fosse quella giusta per una clientela medio alta. Certo, il posto era assai piccolo, 28 posti, per cui eravamo consapevoli che la sola ristorazione non sarebbe bastata: è così che nasce l’idea della pasticceria, che è per di più salata. Ho fatto un po’ di autopromozione, andavo in giro a farmi e farci conoscere, la zona è piena di show room modaioli”.

Danilo va avanti che è un piacere, lo ascolti e capisci che se una attività viene messa in piedi senza follie ed errori può avere successo fin dall’inizio.

“Dopo il primo ristorante abbiamo aperto il secondo, in Corso Italia: solo di delivery fatturiamo 600.000 euro l’anno, abbiamo investito nei mezzi, i corrieri sono nostri, con la divisa di Basara. Ora mi concentro molto sul terzo, in Via Washington, un giocattolo straordinario, nel senso che il banco è davvero una roba da sballo, i piatti si muovono e girano senza che tu possa capirne il meccanismo, ci sono delle calamite che girano sotto, credo che nessun’altro possa vantare uno così”.


Funziona tutto e funziona a meraviglia, al di là del banco: i locali milanesi sono pieni, idem quello di Venezia e, nei mesi estivi, pure il ristorante di Porto Cervo: “siamo sul lungomare, non esiste nulla di più bello”, racconta sognante.

“La cucina è uguale ovunque, stessi piatti, tutti creati da Hiro. Alcuni sono diventati dei veri e propri cult, prediamo per esempio l’astice gratinato e il bignè di seppia con tartare di gambero siciliano. Aggiungo i nostri pasticcini a base di pesce, favolosi. Il prezzo medio si aggira sui 45-50 euro, bevande escluse, tutti si possono permettere una cena da noi, a pranzo invece lo scontrino va sui 25 euro”.


“Confesso: sono molto contento dall’atmosfera che si respira nei nostri locali, ci sono delle good vibes. Se invece dovessi trovare un aspetto leggermente meno felice direi la mancanza di entusiasmo di alcuni ragazzi, trovare personale con voglia di fare è assai dura, ma non mi lamento”, continua Danilo.

“Mi piacerebbe aprire anche a Firenze e poi in un posto di mare vicino a Milano, poi magari a Ibiza. Non vorrei andare oltre le sette aperture, è il mio numero fortunato, me lo sono perfino tatuato”.

Per concludere, un motto nella vita?
“Non saprei. So solo che vado avanti per la mia strada e ho capito di essere in grado di fare tutto quello che mi propongo”.

(Di Dominique Antognoni)


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