Bon Wei: Bollicine e Costine


“Bollicine di altissimo livello e dei piatti ricchi, succulenti, gustosissimi, alcuni addirittura indecenti, che ti incendiano i sensi. Gli gnocchi con astice e zenzero sussurrano segreti e scivolano sensuali in bocca, con il sapore che sboccia sul palato. Stesse sensazioni per le costine imperiali che sono un must, idem per l’anatra laccata e i gamberoni argentini”.

Scrivemmo così, alla fine della nostra prima cena da Bon Wei. Sono passati quattro anni e nulla pare cambiato: i piatti su citati vanno ancora per la maggiore, il cuoco è sempre Zhang Guoqing, l’atmosfera è la stessa, il target alto e la capienza del ristorante, una settantina di posti, sembra che non basti mai.

“Sono contentissimo, il locale è ben avviato, la clientela é molto fidelizzata, apprezzando il nostro servizio e le pietanze che proponiamo: va detto che siamo stati i primi ad aver introdotto un menù regionale, non era così scontato che sarebbe stato accolto positivamente”.


A naso però vengono preferiti i classici, lo gnocco con l’astice, abbinato ad un Ruinart Rosè è la fotografia del ristorante, l’instagram moment, la polaroid e l’evergreen che oltretutto rispecchia perfettamente la filosofia del ristorante. “Lo champagne va forte qui da noi”, racconta Zhang Le, uno dei due soci (all’apertura qui c’era Yike, suo socio e cugino, poi andato ad occuparsene di Dim Sum, ne abbiamo parlato ampiamente nel numero passato di Good Life). “C’è chi pasteggia a bollicine dagli antipasti fino alle costine imperiali”.

A proposito della clientela, come la possiamo inquadrare? “Un terzo sono giovani entro i trent’anni, il resto per la gran parte dai 45 fino ai 60”.

Il primo ad aver creduto in loro fu Paolo Panerai, editore e produttore di vini: “La prima volta venne da noi come ospite, poi tornò perché avevamo messo in carta i suoi vini ed era curioso di sapere qualcosa in più su di noi. Successivamente mandò qui un giornalista di Gentleman che scrisse un bell’articolo: ai tempi ci aiutò molto, eravamo agli inizi”.

Già, come furono gli inizi? “Pieni di pregiudizi e stereotipi, ci chiedevano l’anatra alla pechinese e il rombo in crosta con le verdure, poi pian piano siamo riusciti a far capire e imporre la nostra filosofia, ora posso affermare che abbiamo davvero compiuto una rivoluzione, gastronomicamente parlando. Siamo molto fieri di quello che stiamo facendo, anche se ora è molto più difficile viste le tante aperture, prima dell’Expo eravamo in pochi”.

Proprio per questo Zhang continua a innovare e a migliorare, viaggiando in cerca di idee ed ispirazione: “A Londra ci torno spesso perché alcuni ristoranti cinesi sono di altissimo livello, a me piacciono molto Mister Chow, Yauatcha, famoso per i suoi dim sum e Hakkasan, ristorante per un target altissimo e con una stella Michelin, specializzato in cucina cantonese”.


Bon Wei ha poco da invidiare agli altri, oltre ai piatti pure il servizio è di prim ordine, felpato e garbato: “Rispetto agli inizi siamo dieci passi avanti, mentre mediamente in Italia la sala sta peggiorando. Noi ci riteniamo fortunati, abbiamo trovato la chiave per stimolarli, vedi per esempio i bonus che offriamo se vengono con delle idee per dei nuovi ravioli e dim sum. Abbiamo cambiato solo il sommelier, voleva decidere tutto lui, ma qui non funziona così”.

Bon Wei si trova a pochi metri distante da Iyo, lui e Claudio si vedono spesso: “Da lui ruberei la location, agli inizi aveva tre vetrine soltanto, ora è arrivato a sette. Mi piace la sua sala d’attesa e anche lo spazio per il cocktail. Siamo molto amici e anche molto diversi, lui parla poco e riesce a farsi seguire, imponendo la disciplina senza aprire bocca”.

Comunque la notizia, ormai nemmeno tanto d’attualità, è che la Cina si sta imponendo con forza sulla scena gastronomica milanese: “Non solo”, conclude Zhang, “ci stanno perfino copiando, vedo spesso ristoranti che usano il legno birmano antico, portato in Italia da noi”.

Una volta erano i cinesi quelli che copiavano. I tempi cambiano.

(Di Dominique Antognoni)

BON WEI CHINESE RESTAURANT
Via Castelvetro, 16/18 – 20154 Milano
+39.02.34.13.08

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