Il “Progetto Camillo”: 600 bottiglie di riconoscenza riservate al Canavese


“Camillo è un nome che a Ivrea e nel Canavese richiama alla memoria un periodo storico di lavoro ed imprenditoria sociale straordinario.  Camillo è il nome del genitore severo e determinato di tutti noi Eporediesi, un nome che rievoca fiducia e  sicurezza, è il calore di un camino acceso d’inverno.  Il finale della storia Olivetti ci ha resi orfani delle nostre certezze; la fabbrica era come il sole al mattino e svegliarsi un giorno senza più quella luce e quel tepore ci ha trasportato in un periodo buio dal quale abbiamo faticato a rialzarci.  

Gli ultimi due mesi di “quarantena globalizzata” ci hanno dato modo di tornare ad essere solidali, stretti in un abbraccio virtuale causato da un emergenza comune. Viene naturale rispolverare il significato di una parola che avevamo quasi dimenticato,  comunità.  Sentirci di nuovo comunità in un momento storico così particolare, soprattutto ora che ci si avvicina alla “rinascita” e alla tanto sospirata “fase 2”,  crediamo possa essere di buon auspicio.

Ripartiamo quindi pensando a lui,  a chi ha creduto in un sogno, a chi ha creduto in questa comunità. E lo facciamo il Primo Maggio, dedicandolo a tutti i lavoratori”

(Campagnaro Luciano e Spina Franco)

Il Progetto Camillo nasce dal desiderio di rendere omaggio ad un uomo la cui figura è stata sempre un po’ offuscata dall’importante personalità del figlio.

Samuel David Camillo, detto Camillo, è la radice dalla quale nasce lo sviluppo di un territorio, è l’inizio di un’avventura imprenditoriale che ha permesso ad Ivrea di diventare “Città Industriale del XX Secolo” ,  oggi Patrimonio Unesco.

E’ quello che ci racconta Luciano Campagnaro che con  Franco Spina, ha realizzato questo progetto.

“Ho avuto la fortuna di lavorare in questa azienda per tanti anni, così come i miei genitori e come migliaia di famiglie che hanno potuto crescere,  realizzare progetti e sogni, invecchiare e arrivare all’età dell’esonero dal lavoro, forti di una stabilità economica legata ad un posto sicuro.  Ho sempre creduto di avere un debito di riconoscenza verso questa grande azienda, un debito che, prima o poi, avrei voluto onorare.

Poi un giorno l’idea del vino. Il vino racchiude in se tradizione, cultura, storia, sudore e impegno continuo. Il prestigio conquistato dai nostri vini è legato principalmente alle tradizioni e alla passione che molte famiglie di produttori si tramandano di generazione in generazione. Uno stretto e infinito rapporto tra vigneti e cantina, tra l’uomo e l’uva. Così com’è stato il rapporto tra la fabbrica e i suoi dipendenti, alla base del quale c’erano ambizione, passione e, soprattutto, il rispetto reciproco.

L’anello di congiunzione si chiude ricordando il papà di Camillo, Salvador Benedetto.  Un ottimo imprenditore nel campo dell’industria agricola che ha ricevuto premi per la produzione di alcuni vini e soprattutto per aver debellato la peronospora dalle viticulture del Canavese con uno studio realizzato con l’aiuto del Vescovo di Biella. Ma le analogie che collegano questi due mondi  non finiscono qui; la Fabbrica di Mattoni Rossi sorge in un terreno adibito a vigneti e orti ed è doveroso ricordare il contributo di questa famiglia nella costituzione di alcune cantine sociali della nostra zona.

Questa idea prende forma facendo una selezione di piccoli produttori,  nelle colline dei più prestigiosi vini del mondo tra Langhe e Monferrato passando attraverso il Canavese, cercando sempre prodotti di ottima qualità.

 I nomi sulle etichette vogliono ripercorrere i luoghi simbolo di questo territorio, prosegue Luciano Campagnaro, in una città che non dimentica le sue radici.

Dei frutti di quel raccolto ne abbiamo beneficiato tutti e oggi,  sull’esempio del loro importante impegno sociale, ci sentiamo di voler destinare parte del ricavato di questo progetto all’Associazione Spille d’Oro“-

Lo riteniamo un omaggio a Camillo e a chi con immutato entusiasmo ne mantiene alta la memoria. Con tutta la nostra riconoscenza.



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