Pisacco: “L’estate di Asoli”

Rewind. Ricordate com’era via Solferino prima delle aperture di Pisacco e Dry? Deserta. C’erano un paio di ristoranti, sempre uguali e con una clientela uguale da decenni. Ogni giorno un déjà vu, stesso menù, rassicurante e senza scossoni, prevedibile, ma d’altronde era quello che volevano le persone che ci pranzavano e cenavano quasi quotidianamente.

Poi, all’improvviso, da una parte della strada aprì il bistrot, mentre dall’altra si affacciò l’innovativo bar-pizzeria e come per incanto tutto cambiò. Se ci andate ora a fare una passeggiata troverete una miriade di ristorantini uno accanto all’altro, però i due locali continuano a farla da padrona e ci sentiamo di scommettere che pure nei prossimi anni il trend sarà lo stesso. Nel frattempo Dry ha raddoppiato con un’altra apertura in via Vittorio Veneto, i risultati sono brillanti pure lì, un centinaio di coperti a pranzo e un via vai incessante durante l’intera giornata.
Pisacco invece cambia, sperimenta, pur rimanendo fedele a se stesso: l’ambiente è cool, la gente che lo frequenta è di ottimo livello e trasversale, l’atmosfera intrigante e civettuola, il servizio veloce, gentile e preciso (merito di Alessandro La Cava).

Il locale ha fatto breccia fin dal primo giorno, la cucina immediata e diretta di Andrea Berton ha saputo colpire e conquistare per una serie intera di ragioni, in primis il fatto che fino a quel momento la parola bistrot si usava a caso, senza un senso. Per la verità in tanti continuano a considerare che basti un nome per essere chic e riempire il ristorante, ma questo è un altro discorso.
Come abbiamo già scritto e ripetuto, l’anno scorso Berton ha portato al Pisacco Andrea Asoli, enfant prodige con una stella conquistata al Venissa: con lui il menù sta diventando più giovanile e “colorato”.
Lo chef ha trovato la quadra, riuscendo a coniugare la creatività e la semplicità tipica di un bistrot.


C’è ancora qualche ghirigoro che si potrebbe evitare, ma sono bazzecole: la strada è ben tracciata. Certo, la sottrazione è un dettaglio non trascurabile, però facilmente attuabile: l’alleggerimento di un piatto non necessita tecniche ed idee, è un mero intervento “chirurgico” di pochi istanti.
Assaggiando e curiosando, abbiamo scelto qualche proposta presente nel menù estivo: dobbiamo proprio dirlo, ci sono piaciute un mondo. Siete pronti per viaggiare con il palato dell’immaginazione, almeno fino alla vostra prossima visita in via Solferino?
Primo piatto, prima emozione forte: la spuma di yogurt salato con granita di gazpacho di barbabietola.


E’ lieve, cremoso, vellutato, carezzevole, morbido come la seta, soffice, armonioso, mette allegria, libera la mente, è quasi una insinuazione. L’equilibrio dei sapori è davvero impeccabile. Vorresti non finisse mai, il corpo straripa di gioia, lo assaggi con gesti lenti e sognanti.
Quasi le stelle parole, emozioni e sensazioni per la zuppetta di pomodorini, fresca come un seno giovane.
I moscardini giganti e leggermente caramellati sono invece un vero colpo da maestro, una gran bella trovata: piatto accattivante, intrigante, quasi lussurioso, erotico, frivolo, elettrico, tenebroso.


In alternativa ordinate il maialino croccante, messo a cuocere in sottovuoto con olio aromatico di erbe con successiva aggiunta della chutney di prugne e di rabarbaro glassato. E’ un piatto semplice, completo e mortale.
Il dolce invece impedisce la conversazione, un marshmallow versione semi freddo con il frutto della passione a farla da padrona. Esteticamente intrigante, poi il gusto supera le aspettative già alte. E’ fresco e languido, scenico, il suo ricordo ti accompagna per il resto della serata.

E ti prometti di tornare. Presto.

(Di Dominique Antognoni)
Via Solferino, 148
Milano
Tel. +390291765472